Counselling nutrizionale – Caratteristiche ed opportunità

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Il counselling nutrizionale è un approccio innovativo che applica le competenze di base del counselling per educare ad una corretta alimentazione e rendere più completa ed efficace la dietoterapia prescrittiva, il cui limite principale è dato solitamente dalla difficoltà di conservare nel tempo i risultati raggiunti con la dieta. Se nella dietoterapia prescrittiva, infatti, la persona è invitata principalmente ad applicare le indicazioni alimentari fornite dall’esperto, nel counselling nutrizionale questa è coinvolta in un percorso di apprendimento attivo di regole alimentari corrette. Tanti possono essere, infatti, gli “agenti di disturbo” di un’alimentazione equilibrata e gratificante: le abbuffate continue o alternate a periodi di digiuno, l’introduzione di elevate quantità di cibo e calorie o al contrario la scarsa o nulla assunzione di gruppi di alimenti; in alcuni casi possono essere presenti  intolleranze alimentari o altre patologie o condizioni di abuso di farmaci. Vanno poi considerati gli aspetti affettivi, lavorativi e relazionali della persona, la sua capacità di “ascoltarsi e comprendersi”, la sua attenzione al corpo ed ai segnali che questo inevitabilmente comunica. L’obiettivo del nutrizionista, quindi, non sarà semplicemente definire l’oggetto “dieta”, ma capire il soggetto da “mettere a dieta”: il suo stile di vita, la sua cultura personale fatta di giudizi e pregiudizi, la sua provenienza, il suo credo, nonché lo sviluppo delle abitudini alimentari infantili e determinate dai genitori.

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Il counselling nutrizionale è dunque rivolto al singolo individuo o a piccoli gruppi e si basa sullo scambio interattivo di informazioni fra consulente e paziente, finalizzato a fornire un’educazione nutrizionale, ricercando strategie concrete per un nuovo stile comportamentale, che favorisca la riduzione di atteggiamenti correlati ad un disturbo alimentare, permetta di affrontare serenamente eventuali diete o  regimi alimentari restrittivi, aumenti la varietà dei cibi assunti, promuova la cucina creativa ed incoraggi  l’attività fisica regolare.

Utilizzare tecniche di counselling non vuol dire modificare il rapporto che il professionista ha con il proprio paziente, anzi significa valorizzarlo con modalità più personalizzate, sfruttando un metodo maggiormente strutturato e raffinato nel fornire informazioni e aiuto alla persona con comportamenti a rischio. Il suo punto di forza è la formazione del paziente piuttosto che la prescrizione della terapia, cosicché l’individuo divenga protagonista del percorso.

Umberto Galimberti, in una nota che mette in relazione sensi e cibo, ci fornisce uno spunto di riflessione importante riguardo a stili alimentari e tradizioni, che sono appunto aspetti fondamentali di un percorso di counselling nutrizionale individuale o di gruppo.

Perché è così difficile darsi una misura nell’assunzione del cibo? Perché gusto ed olfatto sono i sensi più arcaici che mettono in moto le zone più primitive del nostro cervello, quelle su cui i nostri ragionamenti, i nostri propositi, la nostra buona volontà hanno una scarsissima incidenza. Per questo la gola, più che un vizio capitale, è un richiamo alla nostra animalità, il retaggio della nostra antica condizione”.