Maschio giovane e poco istruito: l’identikit del consumatore di “cibi sbagliati”

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L’estratto che segue fa riferimento  alla società americana che notoriamente di discosta non poco dai modelli alimentari europei. Però, seppure con i dovuti distinguo, occorre sottolineare che un certo allineamento ai modelli statunitensi è in corso nell’ultimo decennio non solo per lo straripante potere mediatico dei fast food, ma anche per il progressivo impoverimento culturale dei giovani in particolare modo degli studenti italiani che, come sottolinea l’OCSE, accusano un pesante ritardo rispetto ai loro coetanei europei.

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Pare che il sesso, l’età ed il grado d’istruzione possano influenzare le scelte alimentari in relazione al luogo degli acquisti. Secondo uno studio pubblicato dalla rivista Preventive Medicine, il consumatore giovane, maschio e con bassa istruzione, è quello che più frequentemente è portato a comprare alimenti non sani.

Ricercatori della RAND Corporation, nell’ambito di uno studio sul consumo di cibo in quartieri statunitensi a basso reddito, hanno esaminato le abitudini alimentari di 1.372 famiglie e i loro acquisti in supermercati di diverso tipo: da quelli più economici e con una maggiore quantità di junk food, ai supermercati più forniti di cibi freschi e di qualità.

Lo studio ha scoperto che essere più giovani e maschi prevedeva significativamente una maggiore assunzione di bevande zuccherate, zuccheri aggiunti e grassi. La mancanza di una laurea era associata a un maggiore consumo di bevande zuccherate e grassi, e minori consumi di frutta e verdura. Essere più anziani e avere un diploma universitario era associato a mangiare più frutta e verdura.

I fattori sociali e demografici sono risultati complessivamente due volte più importanti nel determinare le scelte rispetto ai luoghi in cui si è acquistato. “Aprire più negozi che vendono alimenti sani avrà un impatto relativamente basso sulla riduzione del consumo di cibi non sani”, mentre bisognerebbe puntare maggiormente su “strategie atte a modificare le scelte”, ha dichiarato Christine Vaughan, autrice principale dello studio.